Immagine allegata all'articolo dei perché di Liberi di Andare
EURASIA

Perché è nato Liberi di Andare?

del
21 Luglio 2017

Che si tratti di un weekend fuori porta o di mesi in giro per il Mondo, viaggiare ci fa sentire bene. La cosa che adoro è che dietro la parola “viaggiare” sono racchiusi una miriade di significati e di scopi: si parte per divertirsi, per staccare dalla solita routine, per scoprire nuovi mondi o semplicemente per emozionarsi. Non esiste una logica unica, ognuno segue la sua.

Questo non è solo il MIO blog, questo è il NOSTRO blog.

Liberi di andare vuole essere uno spazio aperto a tutti i viaggiatori che vorranno convogliare la propria passione con un unico scopo: quello di aiutare chi ha più bisogno. Seguitemi, cercherò di approfondire meglio il concetto.

Il progetto: un sorriso a due ruote

Come molti, adoro viaggiare; l’ho sempre fatto per i più svariati motivi, ma in questi ultimi anni ho cambiato la mia vita in funzione di una maggiore libertà di movimento e di pensiero. Nel giro di pochi anni ho avviato un’attività online e sto riuscendo a lavorare e viaggiare senza grossi vincoli.

A essere sincero, questo doveva essere in un primo momento il messaggio principale su queste pagine, ma poi ho preferito trattare l’argomento marginalmente, perché c’è qualcosa di più importante che voglio affrontare.
(Comunque se sei capitato qui perché ti interessa l’argomento del nomadismo digitale, ne ho parlato qui, in questa mia breve biografia.)

 Il problema della condivisione

Come dicevo: scorrazzo per il Mondo da diversi anni e devo dire che non mi sono mai eccessivamente preoccupato della pubblicazione delle mie avventure; ok, magari un album su Facebook o due foto su Instagram, ma nulla più. Paradossalmente, non mi piace parlare di questo tipo di esperienza, nonostante non sia proprio un ragazzo timido e introverso (anzi, chi mi conosce dice proprio il contrario :D).

Perché? Semplice: al mio ritorno la maggior parte delle persone mi domandavano “Ti sei divertito?” “Ragazze?“… e in quel momento mi cadevano le braccia: come potevo affrontare un discorso come “monasteri tibetani in Ladakh, notti nelle stalle hymalaiane oppure raid attraverso deserti lavici in Islanda“?
Iniziava a diventare difficile, e allora preferivo condividere una birra con chi voleva davvero sedersi ed ascoltare, e a tutti gli altri dire poco o niente.

A lungo andare, però, ho riconosciuto il mio comportamento come una forma di egoismo alla quale porre rimedio, trovando il giusto equilibrio; dopotutto, se viaggio lo devo ai racconti di chi mi ha preceduto, raccolti magari in un libro, un film e qualche bella canzone. Tutte persone che, prima di me, si sono esposte e hanno documentato i loro viaggi, incuranti del pensiero altrui.
Da qui la decisione di fare qualcosa, aggiungendo a questo lo scopo di sensibilizzare chi avrà voglia di seguirmi/ci in questo fantastico viaggio.

Aiutare chi ne ha bisogno. Arrivo al punto!

Di strade per condividere ce ne sono molte e io ho deciso di seguire quella che nel 2017 è classica: aprire un blog e una pagina Facebook. L’intenzione è quella di fare un tentativo ben diverso dal mero ricevere un “like” per soddisfare solo il proprio ego (e io non ne sono esente 😀 ): mi piacerebbe portare alla luce realtà poco conosciute che hanno bisogno di un aiuto concreto.

Eccoci quindi al progetto di cui ti parlavo

Al momento sto guidando la mia moto in solitaria in direzione est, precisamente l’Asia centrale, verso territori a me sconosciuti, con la speranza di trovare un progetto utile da portare a termine, come per esempio costruire una scuola, una strada, un ponte…e così via! Nulla di grosso, perché penso che il valore delle cose può essere racchiuso anche in quelle piccole, che per alcuni possono significare molto.

Quindi, sperando di trovare una realtà affine a questo progetto, vorrei provare a raccogliere fondi su questo sito e, in un ipotetico prossimo viaggio, portarli direttamente a queste persone e attivamente (sì, proprio con le mie braccia) dare loro una mano.

Voglio precisare che tutta la raccolta fondi verrà tracciata e io non pagherò ASSOLUTAMENTE il mio viaggio con gli eventuali contributi che riceverò. Tutto, ogni singolo centesimo verrà versato sul conto del progetto e trasferito tramite bonifico. Ripeto, massima trasparenza, ma di questo e altro parleremo più avanti, quando ci saremo conosciuti meglio e saremo entrati nel vivo del progetto

Dimenticavo: anche tu puoi prendere parte attivamente a questa forma di volontariato, quindi se sei interessato leggi qui sotto e poi contattami!

Da solo sono poca cosa…mi aiuti?

La crescita del progetto dipende dalla mia bravura nel documentare e di conseguenza dal seguito di persone che avremo. Per questo motivo sto chiedendo aiuto a tutti coloro – anche te – che vogliano condividere idee per raggiungere i prossimi step.

Intanto, voglio ringraziare Matteo Simboli, speaker della web radio “Senza Frontiere” che in anni ha raccolto le storie di molti viaggiatori e che ha deciso di condividerle in questo blog. Potrai trovarle nella sezione dedicata!
Questo per me è l’esempio di come tutti insieme possiamo aiutare a portare visibilità a questo nostro pensiero.

Se sei un viaggiatore e vuoi unirti a noi in questa causa, contattami: tu ancora non lo sai, ma la tua esperienza, unità alla tua visibilità, potranno fare davvero molto. Ripeto, sono ben accette idee, perché tutto è ancora in divenire.

Questo è quanto, resto a tua disposizione per qualsiasi chiarimento oppure per condividere una birra virtuale.

Concludo col ringraziare le persone a me care, che mi stanno aiutando a far conoscere Liberi di Andare.

Laura Ramella
Luca Ramella
Massimo Porcedda
Luciano Vio
Matteo Simboli
Emanuela Agrini
Matteo Morando

… per voi saranno solo nomi, ma per me molto di più.

Vi abbraccio virtualmente, ci vediamo lungo il cammino.

Buona Strada

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